Ago 22, 2014 - Senza categoria    No Comments

Il Paese dei guitti!

Cosa penso? Questo è il paese dei guitti, dei buffoni (e non mi riferisco a Grillo)  e dei salvatori della patria. Questi ultimi non sono stati mai capaci di salvare la patria dai veri dittatori, mentre adesso si sbracciano ed urlano per salvarla dai giovani che vogliono salvarla sul serio.

Che buffonata! E che bella compagnia di veri democratici! I vari Chiti, Mineo insieme a alcuni senatori di F.I, ai grillini (continuamente voltagabbana) e a SEL (i gruppi parlamentari di questo pseudo partito di sinistra sono stati eletti tutti nel Pd) si sono “messi insieme” per scongiurare il pericolo di una deriva antidemocratica del nostro paese, voluta da Renzi, come se fosse possibile, oggi, in Europa. Si adduce la scusa che i “nuovi senatori” di un senato ormai obsoleto e da rinnovare con funzioni diverse non sarebbero una diretta “emanazione” del popolo sovrano. Al di là del fatto che è tutto falso, perché tutti i nuovi sanatori verrebbero comunque dalle file degli eletti direttamente dagli italiani (elezioni amministrative e regionali) e successivamente scelti, attraverso un marchingegno anch’esso democratico, per far parte del nuovo organismo istituzionale. Cosa c’entra tutto questo con una improbabile e impossibile dittatura? I veri dittatori di solito lo diventano con la forza o con congiure di palazzo o di palazzi. Dove sono oggi questi palazzi? L’unico sarebbe il Quirinale, quindi Napolitano, che a 89 anni si improvvisa “congiurato”. Se non fosse una cosa seria verrebbe di fare una grossa e grassa risata! Questi novelli difensori della patria sembrano abbiano smarrito la trebisonda: si sono completamente dimenticati in quale democrazia, nonostante le elezioni dirette, siamo vissuti sia prima dell’era berlusconiana, in cui erano i capobastoni a dettare le regole, sia nell’ultimo ventennio il cui il parlamento ha dovuto “lavorare” con continui decreti legge per approvare “leggi ad personam, falso in bilancio, legge elettorale, ecc.”, davvero antidemocratiche. Non li ho mai visti questi nostri signori della democrazia a protestare così vistosamente. Allora? Non è la dittatura che temono, ma la perdita di antichi privilegi (anche i grillini che i dittatori ce li hanno in casa) e il potere (quale poi?) di poter dire “io sono il difensore della costituzione”. Ma il problema più vistoso è la pervicace volontà di non cambiare…Questi signori, insediatisi in parlamento, non vogliono cambiare né dentro, né fuori e pure le “bazzecole” servono per rimanere fermi e inconcludenti.

Viva l’Italia dei salvatori della patria!

Apr 21, 2014 - Senza categoria    No Comments

C’era una volta…

C’era una volta un ragazzino, steso al sole, che mangiava una mela. Quella mela gli sembrava il mondo. Il panorama di fronte gli schiudeva un orizzonte infinito. Il cuore del ragazzino era colmo di felicità: aveva una mela in mano e un panorama davanti. Niente altro. Partì per la strada della sua vita forte solo di un’aspirazione: conquistare il mondo. E ha ascoltato, poi, i suoni del mondo: il pigolio degli uccelli appollaiati sugli alberi, la brezza del vento che increspava il mare, l’urlo terribile del tuono, il boato delle bombe, il fruscio delle foglie accarezzate dal vento, il canto della natura avvolta dal calore del sole, le voci di dentro anelanti la pace, le sensazioni e i sentimenti, la paura che straziava l’anima… Quel ragazzino, che si sentiva il padrone del mondo, ha provato a parlare con il suo mondo e con il mondo degli altri. Ha cercato di conquistarlo, il mondo, nella sua interezza. Qualche volta gli è sembrato di esserci riuscito. Più spesso gli è sfuggito di mano, suo malgrado. Ha rinnovato gli sforzi per non lasciarselo sfuggire per sempre e del tutto. Quel ragazzino, nonostante le delusioni, ancora oggi si sforza di non farsi sfuggire definitivamente le sensazioni, i desideri, le ansie, le gioie della vita, perché altrimenti gli si aprirebbe davanti solo una foresta buia ed impenetrabile. Oggi sa che la scorta della sua vita diventa sempre più esigua, che ogni tramonto del sole è un tramonto in meno, che tutto gli mancherà: la terra sotto i piedi, il vento in faccia, il sole…e l’amore! La tristezza di quel ragazzino, che forse non è mai cresciuto, oggi è diventata malinconia. Non sa ancora che deve arrendersi e malinconicamente spera nei miracoli. Per lui non ci sono miracoli. Anche perché ha creduto solo nelle illusioni. Ma forse sono state proprio le illusioni a creargli il miracolo della sua vita e nella sua vita. Quel ragazzino non aveva nulla di straordinario in sé, addirittura forse gli mancavano i requisiti più elementari per tracciarsi un piccolo sentiero nella vita tutto per sé. E non sa ancora se quel sentiero sognato e cercato si è poi aperto…Ha coinvolto gli altri in questo suo anelito. Ha creduto che gli altri potessero corrispondere a questa sua ricerca di felicità. Ci ha buttato l’anima dentro. Ci ha creduto fermamente, perché ha creduto fino in fondo in quello che faceva e sentiva. Ha coinvolto gli altri. Oggi si accorge che non avrebbe dovuto. Ha fatto del male agli altri? Non lo sa, perché non gli sembra che gli altri si diano pensieri per lui. Il ragazzino non si rende conto di aver arrecato danno più a se stesso: non vuole crederci. Non sono stati gli altri a fargli del male. E’ stato il ragazzino a mettere gli altri nelle condizioni di fargli del male, involontariamente. Involontariamente, cercando il suo interesse, ha arrecato malessere psicologico negli altri. Continua a farlo. Non capisce che non può creare problemi agli altri: gli altri hanno già i loro problemi. Se fosse più intelligente e sensibile dovrebbe alleviare e allontanare le cause dei problemi dagli altri per non aggravare quelli già esistenti. Eppure si dichiara umano. Che c’è di umano in un uomo che cerca di piegare gli altri alla sua volontà? Nulla. La sua è prepotenza, è prevaricazione, è mancanza di rispetto degli altri. E il rispetto non è solo riconoscere le ragioni degli altri, è anche non imporre la propria filosofia di vita, è anche capire e lasciare agli altri la libertà di decidere per proprio conto. Ha qualche attenuante il ragazzino che nel frattempo dovrebbe essere diventato un uomo? Non lo sa con sicurezza. Egli cerca di giustificarsi, invocando la ragione dei sentimenti. Eppure egli crede fermamente nella sua sincerità. Ed è sincero. Crede di poterlo dimostrare. Ma basta? Neppure questo sa. La sua posizione psicologica è ambivalente ed ambigua. Da una parte si sforza di entrare in sintonia con gli altri per comprenderne sentimenti, pensieri, desideri, volontà, paure, aspirazioni. Dall’altra cerca di imporre la sua presenza come un toccasana alle sofferenze altrui, perché è portatore anch’egli di sofferenze. Si crede un esperto in sofferenze e si comporta come un nume protettore. Spesso non capisce l’intensità della sofferenza altrui, credendo che attraverso la sua esperienza possa essere di qualche aiuto. Gli altri si allontanano e il ragazzino non capisce… Ma è tutta colpa del ragazzino? Per il novanta per cento si. Ed è grave che si accorga della sua testardaggine sempre in ritardo. Per il dieci per cento no. E non riesce proprio a capire come gli altri  si leghino a lui, anche fortemente, per poi allontanarsi lentamente ed inesorabilmente. Cosa ha spinto gli altri a procurargli tante illusioni, a fargli vivere momenti di esaltazione, a fargli credere di aver raggiunto finalmente momenti di felicità. Non riesce proprio a capirlo. Il suo è un deficit mentale tremendo, che gli procura solo disagi psicologici e relazionali. Ciò gli impedisce di capire che la vita è composta di fasi di esaltazione e di stanca. E cade in depressione perché non sopporta con rassegnazione le fasi di stanca degli altri, che non vogliono spiegargli le loro fasi di stanca. L’allontanamento lo fa soffrire come un bambino quando gli manca il giocattolo più caro. In verità, non considera gli altri dei giocattoli di cui godere, è solo un esempio per esprimere il suo disappunto. La sofferenza è reale. E’ reale anche il suo stupore per il comportamento degli altri. Può darsi che il ragazzino possa in tempi brevi diventare adulto anche se in tarda età. E crescere anche nella sofferenza è una conquista, dura, costosa, dolorosa, ma diventa salutare quando passo dopo passo la si raggiunge. Il ragazzino spera di fare finalmente la sua conquista di dignità, di responsabilità, di rispetto, di disponibilità fine a se stessa, di amore incondizionato.